01/08/2026
"Nero, oro, bianco: un filo che ritorna"
C'è una palette che continua a chiamarmi indietro: nero, oro, bianco. In queste quattro opere, la stessa ossessione cromatica torna sotto forme diverse — a volte esplosiva, a volte quasi silenziosa.
Il nero e il bianco per me sono gli estremi, la base su cui tutto il resto trova senso: l'assenza e la pienezza di colore. L'oro, quando appare, non è mai decorazione. È energia, tensione, il punto in cui la materia sembra accendersi. In alcune di queste tele l'oro si muove come una vena che squarcia la superficie; in altre resta più discreto, quasi nascosto tra le pieghe del colore; in una lascio che sia il contrasto puro tra bianco e nero a fare tutto il lavoro, senza bisogno di altro.
Lavorare con questa combinazione mi riporta sempre a un'idea molto antica nella storia dell'arte: che il contrasto forte — chiaro contro scuro, materia contro vuoto — sia uno dei linguaggi visivi più immediati che esistano, ben prima ancora della pittura astratta.
Nel Novecento, con l'arrivo dell'acrilico nel dopoguerra e la libertà di versare il colore invece di stenderlo con il pennello, questo linguaggio si è potuto spingere ancora più lontano: pittori come Po***ck hanno reso il gesto stesso parte dell'opera, e quella libertà è la stessa che uso ogni volta che lascio che nero e oro si cerchino da soli sulla tela.
Quattro tele, una sola domanda che mi faccio ogni volta: quanto contrasto serve prima che diventi equilibrio? Ditemi voi quale di queste vi parla di più 👇
💾 Salva questo reel se ami i contrasti forti