01/09/2026
I fiori di zucca fritti in Abruzzo (spesso chiamati "fiori 'ndrucci" o semplicemente fiori di zucca in pastella) sono un delizioso antipasto estivo. La ricetta tradizionale prevede di pulire i fiori rimuovendo il pistillo, farcirli (classicamente con alici sott'olio e formaggio tipo fior di latte), passarli in una pastella leggera di farina e acqua minerale o birra fredda e friggerli in olio bollente fino a doratura.
La borragine (Borago officinalis) è un'erba spontanea molto diffusa in tutto l'Abruzzo. Tradizionalmente utilizzata nella cucina regionale, le sue foglie e i fiori stellati di colore blu vengono impiegati per preparare gustose frittelle in pastella, ripieni per ravioli, minestre, o saporite zuppe di verdure e farro.
In Abruzzo, la borragine cresce spontaneamente nei campi e nelle zone incolte fino a 1000 metri di altitudine. Le preparazioni più tipiche includono:
Borragine in pastella: Le foglie, private del gambo e lavate, vengono immerse in una pastella densa di acqua e farina, quindi fritte in olio extravergine d'oliva finché non diventano dorate.
Minestre e Zuppe: Le foglie lesse vengono ripassate in padella con aglio, olio e peperoncino, spesso abbinate a patate o arricchite con altri sapori di campo come cicoria e tarassaco.
La precacchia o porcacchia (nome scientifico Portulaca oleracea) è il termine dialettale abruzzese per la portulaca o porcacchia. È un'erba spontanea e selvatica della tradizione contadina, ricca di Omega-3, che nella cucina abruzzese viene valorizzata per il suo sapore acidulo e fresco.
Come si usa in cucina
A crudo: È l'impiego più classico. Le foglioline più tenere e i germogli giovani vengono aggiunti alle insalate fresche, spesso abbinati a pomodori, cetrioli, cipolle rosse e patate lesse, per creare contorni estivi dissetanti.
Cotta: Può essere sbollentata e ripassata in padella con aglio, olio extravergine d'oliva e peperoncino. È ottima anche come ingrediente per arricchire frittate e torte salate rustiche.
Pesto: Si può utilizzare cruda al posto del basilico per preparare un pesto aromatico con cui condire la pasta.
Questa pianta è rinomata per l'altissimo contenuto di acidi grassi essenziali, in particolare Omega-3. Va raccolta preferibilmente d'estate. Poiché è un'erba selvatica che cresce facilmente, è importante lavarla accuratamente in acqua fredda per eliminare ogni traccia di terra prima di consumarla.
La Carlina bianca (Carlina acaulis), spesso chiamata anche "barometro dei pastori" o "stella dei pascoli". Si tratta di una pianta tipica dell'Appennino e dei massicci montuosi abruzzesi come il Gran Sasso, la Majella e il Sirente-Velino.
Questo fiore ha la particolarità di comportarsi come un igrometro naturale: quando l'umidità dell'aria aumenta o c'è un'imminente pioggia, i suoi petali (le brattee argentee) si chiudono a stella per proteggere il prezioso polline dall'acqua. Si riapre lentamente solo al ritorno del sole.
La carlina bianca (Carlina acaulis) è una pianta alpina perenne ricca di inulina, potassio e ossido di carlina. Le sue radici possiedono spiccate proprietà digestive, depurative, diuretiche e sudorifere. Tradizionalmente impiegata per stimolare l'appetito e favorire la sudorazione in caso di raffreddori, veniva usata anche come blando cicatrizzante cutaneo.
Svolge un'azione amaro-tonica, stimolando la digestione, la secrezione biliare e aiutando a purificare il fegato. Favorisce la sudorazione (utile contro febbre e influenza) e stimola la diuresi. Il decotto è tradizionalmente sfruttato per lavaggi topici su pelli acneiche, eczemi o piccole piaghe. Il cuore del fiore (dopo aver rimosso le spine) ha un sapore simile a quello del ca****fo e veniva consumato dai pastori.