22/03/2026
Per molti è stato un politicoPer me, da persona del Sud, è stato il simbolo di anni di disprezzo, di parole che ci hanno dipinti come un peso, come un problema, come italiani di serie B.
Non lo nomino nemmeno. Perché anche i nomi hanno un peso, e certi nomi portano con sé un’energia che non merita spazio, né oggi né mai.
Quello che conta davvero è ciò che ha rappresentato: un’idea precisa di Paese, diviso tra chi “vale” e chi deve solo stare zitto e ringraziare.Non era provocazione. Non era folklore.
Era un linguaggio costante, martellante, che ha legittimato il disprezzo verso milioni di persone.E chi è cresciuto al Sud queste cose le ha sentite addosso.
Nelle battute, negli sguardi, nei pregiudizi diventati quasi normali. Quella sensazione strisciante di dover dimostrare sempre qualcosa in più solo per essere considerato uguale.Io non dimentico.
Non dimentico cosa significava ascoltare certe parole e sapere esattamente a chi erano rivolte.Non provo rispetto per quella visione, e non mi interessa adeguarmi a un rispetto automatico solo perché “si deve”. Il rispetto si guadagna, non si impone.
Quello che rifiuto, senza compromessi, è proprio quel modo di pensare: un’Italia arrogante, divisa, costruita sul mettere gli uni contro gli altri.Noi non siamo mai stati il problema.
Il problema è sempre stato chi aveva bisogno di dividerci per sentirsi superiore.
E quello, sì, è qualcosa che non merita di essere ricordato con rispetto, ma di essere superato una volta per tutte.