15/07/2020
In questo “post” si parla di uno “standard audio” per le sale cinema, lo standard Auro-3D®.
Per capire di cosa si sta parlando bisogna fare una doverosa premessa su un mondo vasto e complesso come quello dell’acustica ma sono sicuro che alla fine apprezzerai la digressione.
Si ricordi che i suoni del mondo reale sono continui, ossia caratterizzati da una infinita di impulsi senza soluzione di continuità.
Quando registriamo un suono reale su un qualsiasi supporto dobbiamo utilizzare una catena di dispositivi quali: Microfono, Mixer, Registratori.
Che si registri su un classico disco in vinile, (analogico), o un moderno supporto digitale, il suono sarà memorizzato esclusivamente come una sequenza finita di impulsi, (analogico) o bit, (digitale).
Questa operazione in generale introduce una perdita irreversibile di parte del suono.
La sfida che ci si propone durante la registrazione di un suono reale con dispositivi quali: microfoni, mixer, registratore, è quello di poterlo poi riprodurre senza perdita di qualità cercando di dare all’ascoltatore la sensazione di essere dentro la scena.
Per fare ciò si registrano i suoni di scena usando più microfoni, poi tramite un mixer, (apparecchiatura che ha il compito di ricevere il segnale dai microfoni), si “indirizzano” i suoni registrati dai vari microfoni a differenti “tracce” del registratore.
In pratica si scompongono i suoni di scena in più parti: il davanti, il dietro, l’alto, il basso, destra, sinistra per potere dare poi il senso dello spazio oppure si differenziano i suoni di scena a secondo della frequenza: alta frequenza o bassa frequenza magari per dare risalto a differenti strumenti musicali.
Le componenti del suono originale così scomposto si registrano su più “piste” o “canali” convertendole in digitale ossia in una sequenza di valori numerici con una “codifica” e/o “standard” ben definita; si ricordano i più famosi standard: Stereo, Dolby, Dts, Sony 360 Reality Audio, Auro 3D.
Creato il contenuto audio/video costruito come appena descritto lo si può ora riprodurre in una semplice cucina come in una vera sala cinema ovviamente per potere godere appieno di tale contenuto audio/video abbiamo bisogno di una serie di componenti/fattori: “player” ossia chi riproduce il contenuto audio/video, “amplificatore”, “altoparlanti”, “TV e/o proiettori” di qualità, ma soprattutto di una stanza acusticamente idonea.
Vediamo dunque come sfruttare al meglio un contenuto audio/video di qualità codificato con uno standard del tipo: Dolby, dts, Sony 360 Reality Audio, Auro 3D.
Per prima cosa abbiamo bisogno di un “player” ossia una sorgete tipo i vari box di “Sky”, di Apple come “Apple TV”, “lettore Blu Ray” che fornisca il segnale audio e video compresso in uno standard tipo: Dolby Atmos, dts:X, Video 3D, Auro 3D e lo trasmetta ad un sintoamplificatore.
Il sintoamplificatore è il cuore del sistema, è il processore che si occupa di decodificare i formati audio e video trasmessi dal player, (3D Audio, DTS:X, Dolby ATMOS e AURO3D o viceversa trasforma qualsiasi “stream standard” in un formato, Dolby, dts:X, Auro 3D, grazie ai sofisticati algoritmi di upmixing), e una volta processati, trasmetterli ai vari diffusori dopo una opportuna calibrazione dei diversi "Patterns acustici" e sincronizzazione.
Infine, ci servono più diffusori audio posizionati opportunamente secondo le caratteristiche direzionali del suono.
In principio fu l’effetto “stereo” con un diffusore sulla sinistra e uno sulla destra poi si passò al formato 2.1 ossia si aggiunse un diffusore che desse maggiore risaldo alle basse frequenze il “subwoofer” poi si passo al 3.1 si aggiunse un diffusore centrale che desse maggiore risalto alle frequenze del parlato di seguito si arrivo all’effetto “surround” con l’aggiunta di altri due diffusori dietro allo spettatore uno a destra e uno a sinistra per riprodurre gli effetti d’ambiente.
Apriamo una breve parentesi sull’upmixing; l’upmixing si rende necessario quando abbiamo in ingresso al sintoamplificatore un formato audio del tipo Stereo 2.1 e a valle del sintoamplificatore abbiamo un sistema di diffusori capaci di riprodurre formati audio del tipo 5.1.
Il sintoamplificatore dovrà dunque necessariamente “creare” altre 3 piste per cosi dire ovviamente non avremo un effetto “Dolby o Dts” ma comunque tutti i diffusori riprodurranno l’audio Stereo 2.1 inviato dal player.
Ulteriore evoluzione della configurazione 5.1 si è avuta con il 7.1/9.1 ossia con l’introduzione di un nuovo “layer” o “piano/livello” di ascolto per simulare un effetto di spazialità, tridimensionalità.
Nascono gli standard audio Dolby Atmos e DTS:X che vedremo dopo.
Si giunge dunque alla cosi detta “Voice of God – La voce di Dio” configurazione 11.1/13.1 ossia la nascita di un terzo livello piano/livello sonoro il “Top Level” a quelli già visti prima, ossia: “Ear Level”, (livello surround), “Height Level”, (livello alto);
Caratteristica di questa configurazione è l’aggiunta di uno o più diffusori i “VOG” a quelli visti in precedenza al centro della sala sopra la testa dell’ascoltatore, servito da un canale indipendente dagli altri, (formato audio Auro 3D), destinato ai suoni provenienti dall’alto rispetto alla scena d’azione.
I formati e/o codifiche audio che possono creare un effetto 3D sono: Dolby Atmos 9.1.6; DTS:X 9.1.2; e primo tra tutti l’Auro 3D 13.1
Si badi che il numero di speaker che si usa in una sala non è detto che sia proporzionale al formato audio scelto. Su un canale si possono collegare più speaker che riprodurranno però lo stesso segnale come si fa nelle grandi multisala.
Nella figura si ha per esempio una configurazione 11.1 dove però più casse riproducono lo stesso segnale Surround.
Ciò dipende dall’ampiezza della sala e dall’angolo di copertura degli speaker dalla loro pressione sonora, dalla potenza del sintoamplificatore, etc.
La tecnologia Auro 3D
A differenza di Dolby Atmos e DTS:X, Auro 3D non è un surround basato sulla gestione di oggetti. In altre parole, i canali vengono creati già durante il missaggio del film, (modo classico), anziché ve**re calcolati dall'amplificatore o dal dispositivo di riproduzione.
La particolarità di Auro 3D è che si basa sulla Pulse Code Modulation (PCM), una tecnologia sviluppata negli anni Trenta da Bell Labs e Alec Reeves che, per dirla in parole semplici, trasforma un segnale analogico in digitale (senza perdite).
Poiché l'audio a 24 bit non utilizza mai tutta la gamma dinamica di 141 db durante la riproduzione, è possibile incorporare ulteriori informazioni nel flusso di dati PCM.
Ed è proprio quello che fa «Auro 3D Octopus Codec». Questo codec integra più canali in un singolo canale PCM (12 su 6 per una configurazione 11.1). Il risultato è praticamente senza perdite.
A differenza dei codec lossy, qui non viene usata alcuna riduzione dei dati, che è considerata inutile a causa della psicoacustica.
Per saperne di più vai sul mio sito: www.shel-smarthomeeasylife.com