06/05/2026
Durante questa fase della lavorazione della trottola entro davvero in relazione con l’oggetto. La raditura, come la chiamiamo in gergo, è il momento in cui tutto si definisce: si consuma la materia, si corregge, si affina, finché la forma diventa precisa, pulita, fedele a quello che avevo in mente all’inizio.
Negli anni è diventata la parte che mi dà più soddisfazione. È lì che, per la prima volta, l’oggetto si rivela davvero. Fino a quel momento è ancora una promessa, un’intuizione. Con la raditura invece emerge, prende carattere, mostra la sua bellezza senza più filtri.
Mi affascina molto anche quando lavoriamo in serie. Vedere Ciro ripetere lo stesso gesto decine di volte e riuscire a ottenere oggetti quasi identici è qualcosa che ogni volta mi colpisce. Cambiano di pochissimo, dettagli minimi. E mi chiedo sempre quanto sia straordinario il rapporto tra cervello e mani, questa capacità di apprendere, memorizzare e riprodurre con una precisione così naturale.
Ma la cosa più profonda, per me, è la percezione del tempo. In questo tipo di lavoro il tempo cambia. Si dilata. Il respiro diventa regolare, i gesti si ripetono, diventano automatici. A un certo punto la mente si spegne, smette di inseguire pensieri, e rimane solo il fare. È una forma di meditazione vera, concreta, fatta di materia e movimento.
E dentro questo stato succede qualcosa di raro: finire un oggetto non è solo completare un lavoro, è una soddisfazione piena, fisica. Toccare una superficie liscia, pulita, impeccabile, sapendo da dove è partita, è un piacere difficile da spiegare.
Oggi siamo abituati a cercare risultati immediati, gratificazioni veloci. Ma questo, per me, è solo un altro tipo di dipendenza. Nella natura niente accade subito. Tutto richiede tempo, ripetizione, pazienza.
È per questo che non ho mai trovato noioso fare 30 o 40 pezzi uguali. Anzi. È lì che succede qualcosa. È un esercizio di bellezza, ma anche di disciplina e presenza. Molti ragazzi che vengono in laboratorio all’inizio lo vedono come un limite. Poi, se restano abbastanza, iniziano a capire che proprio in quella ripetizione si nasconde qualcosa di più profondo.