19/03/2015
Archimede Seguso nacque a Murano il 17 dicembre 1909. Fu uno dei più noti vetrai veneziani, distinguendosi nella lavorazione del vetro pesante. Appena undicenne si avvicina alla lavorazione artistica del vetro e forgia la sua straordinaria manualità rifacendo vetri settecenteschi. Iniziò subito a lavorare diventando maestro già a 17 anni nella fornace “Soffieria Barovier Seguso & Ferro” dove il padre era socio. A circa 20 anni divenne un ottimo maestro anche con la lavorazione del vetro “scolpito”. Diventò “maestro di prima piazza” e l’uomo di riferimento in fornace. Nel 1933 la Soffieria si trasformò in “Seguso Vetri d'Arte”, azienda che segnò lo sviluppo del vetro nei decenni seguenti. Inizialmente collaborò come direttore artistico e disegnatore Flavio Poli. In questo periodo sviluppò la sua innata capacità nella scultura massiccia, eseguendo opere che sono state presentate successivamente alle Biennali di Venezia d’anteguerra. Appartengono a questi anni: la figura a tuttotondo del pugile “Primo Carnera” del 1934, il ritratto della futura moglie del 1937 e gli spessi “vetri sommersi bulicanti” o “profusi d’oro”, “corrosi” o “iridescenti” come “Lo zodiaco” del 1935.Nel 1946 Archimede fondò la “Vetreria Artistica Archimede Seguso”. Qui riuscì a spaziare riutilizzando tecniche antiche di soffiatura ed inventò le famose “Filigrane a Piuma e a Merletto, a Festoni e le composizioni Bianche”.
Sperimentò e realizzò, nella seconda metà del Novecento, vetri di grande carattere dai colori sovrapposti e dai forti contrasti cromatici nella tecnica del “Sommerso”. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale conquista l’Italia con i suoi lampadari ornando cinema, teatri, alberghi, uffici pubblici, chiese. Diventa un personaggio di primo piano nel mondo vetrario muranese ed internazionale, sensibile alle mode e precursore nei gusti. Crea nel 1948 i “cordonati”e gli “ad anelli; nel 1949 gli “aghiformi”, gli “opachi oro”e i “nudi in nero e cristallo iridescenti”.
Gli anni Cinquanta sono per Archimede anni di ricerca e innovazione di tecniche della lavorazione del vetro come, ad esempio, i “merletti” (1952) e le “piume” (1956); dello studio del colore, elemento importante e ricorrente nella sua opera, come i “corallo oro”, i “nastro richiamato”, i “zig zag”, le “losanghe”, le “macchie ambra verde”, gli “avorio oro”, i “sommersi”, gli “alabastri”. Nel 1952, con Giuseppe Santomaso, Archimede elabora una serie di maniglie a vivaci colori per le porte delle cabine telefoniche della “Sip”, preludio all’opera del grande pannello costruito per lo Stadio del Ghiaccio di Cortina d’Ampezzo per le Olimpiadi Invernali del 1956.
Anche negli anni Sessanta genera vetri interessantissimi. Tra questi ricordiamo i “fili continui” del 1962, gli “Aleanti” del 1964, i “Colori e le Fasce sovrapposte” del 1966, i “Filigrana stellata” e i “Cipolla” (a fili) del 1968, dove sono 64 le sovrapposizioni del vetro .
Archimede Seguso non lascia tuttavia l’antico amore per la scultura a massello: crea infatti opere quali altorilievo di “dormiente seduta su uno scanno” nel 1951“ Testa di donna addormentata” nel 1971, “Testa di bimbo” nel 1972 , “Testa di donne con i capelli al vento” e “Il germoglio” e “Doppia eclissi” nel 1986 .
Nel 1982 partecipa alla mostra dei Mille anni del vetro a Venezia a Palazzo Grassi e al Museo Correr, con più sculture e con il Cristo deposto, dove anche gli spazi vuoti descrivono la forma (custodita nel Museo della Basilica di San Marco a Venezia).
Nel 1983 realizza la Natività, oggi custodita a Venezia nella chiesa di Santo Stefano.
Il Save Venice lo onora tributandogli nel 1989 una mostra personale a New York : “Il Maestro dei Maestri” presso Tiffany & Co. E Tiffany festeggia i suoi 80 anni con una cena con costumi settecenteschi veneziani in mezzo ai gioielli; nel 1991 il Comune di Venezia ospita “I Vetri di Archimede Seguso”, unico caso in cui le opere di un artista vivente vengono esposte a Palazzo Ducale. La mostra ha un successo inimmaginabile e ne viene per due volte prorogata la chiusura.
Nel 1992 realizza “La mia Europa”, un obelisco in vetro blu soffiato alto più di due metri che viene esposto nel Lussemburgo e a Liegi. Più recentemente opere del ciclo “Rotture”(1994-1995), dove la massa si infrange e si separa, ma anche si ricostruisce in forme nuove. Contemporaneamente una limitata produzione di uova che, pur minimamente, differiscono le une alle altre. Sia le “Rotture” che le “Uova” hanno avuto grande successo di pubblico con richieste di continuare la produzione che come da precisa decisione di Archimede Seguso si è limitata ai pezzi già elaborati.
Negli ultimi anni di vita l’ispirazione riprende forza e motivo dalle ricerche dell’uso del colore. Nell' “Arcamede dorata” (1995), mostra l’abilità della giovinezza quando era definito il “Maestro degli animali” e nella serie di “Vasi la Fenice” (1996), diversi l’uno dall’altro per forma e colore, per descrivere il tragico evento dell’incendio del teatro veneziano, tra l'altro documentato anche dal libro di John Berendt “Dove cadono gli angeli”.
Archimede Seguso è deceduto il 6 settembre 1999 dicendo che sarebbe andato a creare lampadari per il Paradiso.
Fu una figura di spicco nella realtà vetraria muranese e un punto di riferimento per altri artisti. Al maestro piaceva ricordare che la sua crescita artistica era avvenuta senza modelli da seguire, senza l’intenzione di diventare celebre, ma con la volontà di evolversi e di esprimersi tecnicamente per nuovi orizzonti. Con questo spirito Archimede, all’età di novant’anni, sedeva ancora sul suo “scanno” davanti al fuoco, felice della sua vita semplice e laboriosa.
Molti musei nel mondo mostrano le sue opere, molti uomini conservano il suo ricordo.