27/08/2026
ADDIO A YAYOI KUSAMA.
L’artista giapponese Yayoi Kusama è morta a 97 anni in un ospedale di Tokyo.
«Nel corso di una vita straordinaria interamente consacrata alla creazione, Kusama ha costruito una carriera riconosciuta a livello internazionale, affermandosi come una delle figure pionieristiche dell’avanguardia», si legge nella nota. La sua ricerca ha attraversato arti visive, performance, narrativa e poesia. L’artista avrebbe continuato a dipingere fino agli ultimi giorni, senza mai abbandonare il pennello e proseguendo la sua personale indagine sull’amore eterno e sull’immortalità dell’anima. «Porteremo avanti i desideri di Kusama e, attraverso l’arte, continueremo a trasmettere speranza e forza alle persone di tutto il mondo».
Nata a Nagano nel 1929, Kusama iniziò a disegnare i celebri pois e le trame reticolari quando aveva appena dieci anni. Come raccontò nella sua autobiografia, quei segni nacquero anche come tentativo di affrontare e allontanare le proprie paure.
Dopo gli studi di pittura a Kyoto, nel 1957 si trasferì negli Stati Uniti, passando prima da Seattle e poi da New York. Qui, nonostante le difficoltà economiche, trascorse sedici anni diventando una delle protagoniste della scena d’avanguardia.
Negli anni Sessanta organizzò happening e performance in spazi pubblici, spesso con corpi nudi dipinti a pois, unendo protesta contro la guerra, diritti civili e sperimentazione artistica. Iniziň inoltre anche un’esperienza nel mondo della moda.
Rientrata in Giappone nel 1973, scelse di vivere volontariamente in una struttura psichiatrica di Tokyo, continuando da lì a lavorare e produrre arte fino a un’età molto avanzata. Il grande successo commerciale arrivò soprattutto dagli anni Novanta, grazie alle iconiche zucche che considerava delle «compagne di vita» e alle celebri Infinity Mirror Rooms, diventate un fenomeno internazionale e, più tardi, anche sui social. Nel 2017 aprì a Tokyo un museo interamente dedicato al suo lavoro. In quell’occasione dichiarò: «Il mio desiderio è che un futuro luminoso, la bellezza dell’amore e la mia anima possano essere tramandati. Amate le mie opere, anche dopo la mia morte».
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