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24/12/2023

LENTAMENTE EMERGONO I RACCONTI DEI BAMBINI ISRAELIANI RILASCIATI DALLA PRIGIONIA DI HAMAS

Hanno sofferto la fame, sono stati drogati, gettati in tunnel umidi e buie soffitte, oppressi e picchiati dai loro rapitori o da f***e di invasati. Sono stati marchiati a fuoco sulle gambe con i tubi di scappamento delle moto in modo che potessero essere identificati se avessero cercato di scappare, sono stati costretti a guardare i terrificanti video delle atrocità terroriste commesse il 7 ottobre la cui vista nemmeno gli adulti riescono a reggere senza sentirsi male.

Quando chiedevano di andare in bagno dovevano aspettare per ore, quando piangevano venivano minacciati con armi puntate alla testa al grido “stati zitto!”. Alcuni da quando sono tornati riescono solo a sussurrare, altri non parlano mai. Avevano lividi e pidocchi, non si sono fatti la doccia per più di 50 giorni. Per più di 50 giorni non hanno visto la luce del giorno, perdendo la nozione del tempo, una bambina di 9 anni crede di essere stata via un anno. Hanno bevuto acqua fangosa o salata. Alcuni avevano ferite gravi che sono state curate male o non sono state curate per niente.

Gli aguzzini li terrorizzavano dicendo che i loro genitori li avevano dimenticati, che non li volevano più, che sarebbero rimasti in quei tunnel per sempre, che nessuno sarebbe venuto a riprenderli. Un ragazzino di 12 è stato chiuso al buio, da solo, per 16 giorni prima di essere riunito con alcuni altri ostaggi. Due gemelle di tre anni sono state separate l’una dall’altra e dai loro genitori.

“Sappiamo che alcuni bambini rapiti da Hamas sono stati abusati sessualmente. Non sono tra i piccoli che abbiamo in cura noi qui, si trovano in un’altra delle strutture mediche che hanno preso in carico gli ostaggi minorenni dopo il rilascio”.

Ne parla in un’intervista all’ANSA Omer Niv, vice direttore e pediatra dello Schneider Children’s Medical Center, il maggiore ospedale pediatrico di Israele e del Medio Oriente, dove sono in cura 19 piccoli ostaggi rilasciati dopo 50 giorni di prigionia a Gaza. “Sono come fantasmi. Soffrono di una depressione grave in misura mai vista prima, sono tristi, camminano lentamente, non vogliono uscire dalla stanza, scoppiano a piangere se vedono un estraneo, hanno paura, masticano il cibo lentamente, temono ogni rumore”, racconta Niv.

Abigail, Raz, Aviv, Yuval, Emilia, Ofri e tutti gli altri bambini strappati alla loro infanzia sono riemersi da Gaza senza punti di riferimento a cui aggrapparsi: le loro case sono state bruciate, i lettini non ci sono più, giocattoli e libricini ingoiati dalla distruzione che Hamas e Jihad si sono lasciati alle spalle il 7 ottobre. Niv non nasconde le difficoltà che gli stessi team di specialisti stanno incontrando nel curare i piccoli pazienti, dice chiaramente che stanno andando avanti per tentativi, elaborando un metodo per ciascun bambino tornato: “Non ci sono nella letteratura scientifica esempi in cui bambini piccoli di 2, 3, 4 anni siano stati rapiti, tenuti in luoghi claustrofobici, in condizioni igieniche estreme, separati dai loro genitori, nutriti a malapena, torturati con false notizie come la morte di papà e mamma anche se non era vero, con la storia che Israele non esiste più e nessuno sarebbe andato a salvarli. Non c’è mai stata una terapia per questi danni.

Perché non era mai successo niente del genere nella storia dell’umanità – ammette il pediatra – Con psichiatri, psicologi, medici di diverse specializzazioni, sociologi, affrontiamo i bambini uno per uno.

In un certo senso ci sentiamo impotenti”.
Una madre con due bambine di 3 anni è con noi già da una settimana, dal momento del rilascio. Vogliono restare qui: la loro casa è stata data alle fiamme in un kibbutz, il papà è rimasto in ostaggio a Gaza, non vogliono uscire – spiega – Che cosa posso dire a una bambina di 3 anni che ha visto il padre rimanere prigioniero, la madre che piange perché rivuole il marito. I bambini piccoli non riescono a raccontare quello che provano, si chiudono, non dormono, alcuni non hanno un’idea del tempo, non sanno quanto sono rimasti prigionieri, sono stati spostati da un posto all’altro, non sappiamo dove”, si avvilisce Niv.

“Abigail ha 4 anni, i terroristi le hanno ucciso i genitori davanti ai suoi occhi. Lei è riuscita a correre via, si è rifugiata in casa dei vicini, ma poi è stata portata a Gaza con una donna e i suoi tre figli. E’ rimasta senza nessuno dei suoi parenti stretti, papà e mamma morti, senza poter gridare, singhiozzare, lavarsi semplicemente i denti… Come dobbiamo curare questa bambina? In certi momenti ci sentiamo impotenti – dice Niv abbassando la voce di fronte a un dramma così schiacciante – Non sappiamo come sarà la loro situazione mentale domani, tra anni. Ci vorrà molto tempo. Questi bambini probabilmente avranno bisogno di essere curati per tutta la vita”, riconosce il vice direttore dello Schneider.

Hamas ha sedato gli ostaggi con farmaci prima di consegnarli alla Croce Rossa per il rilascio, allo scopo di “farli sembrare calmi e sereni” davanti alle telecamere benché avessero subìto 50 giorni di prigionia, abusi fisici, privazioni e terrorismo psicologico. Lo ha detto ieri la professoressa Ronit Endevelt, capo del Dipartimento nutrizione del Ministero della Sanità israeliano, durante un’audizione alla Commissione Salute della Knesset.

Ansa, Israele. Net

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Ciao a tutti ecco un’altro dei miei lavori.. sto ultimando un’altro a presto le foto..😊
08/09/2023

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08/09/2023

Dopo essere stato deriso più volte per aver portato con sé spesso un telefono rotto ma funzionante, che poteva cambiare ogni giorno, il giocatore senegalese del Liverpool SADIO MANE ha risposto:

′′Perché dovrei? Se volessi potrei comprare 10 auto Ferrari, 20 orologi Rolex o due aerei privati, ma per cosa? Avevo fame e dovevo lavorare in campagna con sete.

Sono sopravvissuto alle guerre, alle carestie, alla fame nera, ho giocato a calcio scalzo, non ho studiato e molte altre cose, ma oggi grazie a quello che guadagno dal calcio posso aiutare la mia gente.

Costruiamo scuole, ospedali, un parco giochi e forniamo vestiti, scarpe e cibo alle persone che vivono in estrema povertà.
Inoltre, do 70 euro al mese a tutte le persone in una regione molto povera del Senegal, per contribuire all'economia familiare.

Non è necessario sfoggiare un buon cellulare di nuova generazione, un rolex d'oro, un'auto di lusso, ville di lusso e viaggi in jet privati, preferisco la classe economica.

Preferisco che la mia gente riceva un po' di quello che la vita mi ha dato.

Questa si chiama lotta onorevole contro l'egoismo, contro la povertà, contro la fame in ogni parte del mondo, non solo nel mio paese".

- Dal web -

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Salve volevo mostrarvi uno dei miei ultimi lavori di ristrutturazioneSi tratta di una cameretta per un ragazzino in cres...
17/04/2023

Salve volevo mostrarvi uno dei miei ultimi lavori di ristrutturazione
Si tratta di una cameretta per un ragazzino in crescita☺️
Lui è la famiglia sono rimasti soddisfatti

Fatemi sapere cosa ne pensate!!

28/02/2023

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