14/04/2015
Il bel dipinto (olio su tela, cm 82x64 – in ottimo stato di conservazione) raffigurante una “Maddalena penitente” è opera pertinente alla prima maturità tecnica-stilistica del pittore FELICE FICHERELLI, d° ‘Felice Riposo’ (San Gimignano, 1605 – Firenze, 1669).
Questi, col Furini e il Bilivert, è certamente uno dei pittori più significativi nel contesto fiorentino in linea su un linguaggio stilistico del chiaroscuro morbido e atmosferico.
La formazione del ‘Riposo’ ha luogo a Firenze, dove frequenta la bottega di Jacopo Empoli, dal quale recepisce un primo avvio in un’ottica in equilibrio tra gli estremi della miniera e il naturalismo che arrivava dagli esempi d’etimologia gentileschiana.
Il forte timbro sensuale gli vale la stima e le commissioni di Bardi Sarzelli dei cui gusti tematici siamo edotti dalle testimonianze coeve.
La versatilità di ‘Felice Riposo’ è altresì attestata dalla celebre copia della ‘Visione di san Bernardo’ del Perugino (oggi presso l’Alte Pinakothek di Monaco).
La tela oggetto delle presenti note deve datarsi in relazione al suo svolgimento stilistico, ‘ante’ 1630. Infatti, dopo tale data subisce l’influsso di Francesco Furini, donde, come detto, il chiaroscuro e il lume in generale assumono modalità atmosferiche che ammorbidiscono il timbro generale delle immagini, che, comunque, continuano nell’elaborazione di temi ricchi di sensualità, come la presente “Maddalena”.
La bella tela ‘sub judice’ trova riscontro in altre raffigurazioni femminili dell’artista, più o meno di cronologia affine.
In tal senso, tra le peculiarità formali, rilevo il comune tratto solutivo con cui realizza le bocche femminili e l’incarnato che, nella “Maddalena” in questione, è esaltato dall’ombra, virata in azzurro, dalla tenda che le fa da mantello, ma lascia in evidenza gli attributi della ‘penitenza’: il Crocifisso, il cranio del ‘memento mori’, il flagello e, soprattutto, il vaso portaunguenti, suo attributo, in quanto riferibile agli aromi con cui unse il corpo dello stesso Gesù, nondimeno allusivo alla ‘vanitas’ abbandonata per il senso della Fede.
Un elemento importante, poiché tutta l’iconografia della ‘Maddalena’ nel contesto della Riforma Cattolica, assume valore simbolico del sacramento della ‘Confessione’ (e l’unguentario allude alla pisside eucaristica).
Richiama, comunque, l’analoga somatica femminile adottata dal ‘Riposo’ nella “Sant’Agata” del Musée des Beaux-Arts Magnin di Digione; il “Martirio di Sant’Agata”, Firenze, collezione privata (v. ‘bibliografia’); la “Cacciata dal Paradiso Terrestre”, Roma, collezione privata e la “Maddalena in orazione”, di analogo riferimento (v. ‘bibliografia’).
Come detto, la versione in esame si qualifica tra le principali della relativa iconografia dell’interno della fase di passaggio alla maniera ‘morbida’ dell’artista.