25/10/2025
Era tardi, e ho visto un gatto immobile in mezzo alla strada. Sembrava morto. Ho deciso di spostarlo e portarlo dal veterinario il giorno dopo, così magari il suo proprietario avrebbe avuto un po’ di pace.
Ma appena l’ho toccato, ha mosso leggermente la testa e ha emesso il miagolio più debole che abbia mai sentito. L’ho preso di corsa, l’ho portato a casa e l’ho messo sul mio letto. Intanto chiamavo ogni veterinario della zona per trovarne uno aperto. Ce l’ho fatta, l’ho portato subito in macchina.
Era leggerissimo, senza microchip. Il veterinario ha detto che probabilmente era un randagio. La radiografia ha rivelato due zampe rotte e una costola fratturata. E nonostante tutto... faceva le fusa. Deboli, ma continue.
Il veterinario mi ha detto che la soluzione migliore, visto il costo e l’assenza di un proprietario, era l’eutanasia. E mi ha chiesto di uscire dalla stanza.
Ma io non ce l’ho fatta. Non potevo lasciarlo solo. E poi ho capito che non potevo nemmeno lasciarlo morire. Forse là fuori c’era qualcuno che lo amava e che sarebbe impazzito a vederlo in quello stato. Così ho usato i soldi della mia retta universitaria e l’ho fatto operare.
Nessuno ha mai risposto ai miei annunci. Ma mentre aveva ancora le zampe ingessate, cercava comunque di seguirmi. Le zampe si muovevano come pale di un mulino, e da lì è nato il suo soprannome: Paddlefoot. Pad, per gli amici.
Sono passati nove anni. È il mio migliore amico.
Se posso dirvi una cosa: non tutti i gatti muoiono sul colpo. Se investite un gatto, fermatevi. Potreste salvargli la vita.