16/05/2026
DIARIO DI UN VENDITORE DI GIOIE.
3. Un cuore nuovo
È venerdì sera, sto quasi per chiudere. Dopo una piccola sosta davanti alla vetrina, entrano. Lei mi chiede di misurarsi un anello. Sono cordiali, simpatici, un piccolo scambio di battute. Lui mi dice che da poco si sono trasferiti qui sul Centro Storico, scappando da Roma. Lei è entusiasta dell’anello, mi chiede di tenerlo da parte e che sarebbe passato lui il giorno dopo per ritirarlo.
Sabato mattina, arrivando al negozio, trovo Giampiero che mi aspetta (è così che mi dice di chiamarsi). Francesca era ansiosa di avere l’anello e lo ha buttato giù dal letto per ve**re a ritirarlo - mi dice scherzando. È presto, non c’è ancora molta gente, abbiamo la tranquillità di scambiare due chiacchiere. E qui, come spesso succede quando si stabilisce un “contatto”, Giampiero si racconta. Non può andare al mare, che lui ama, da buon calabrese, perché, mi dice, ha subìto un “piccolo” intervento: ha avuto da poco più di un anno, il trapianto del cuore. Per fortuna è andato tutto bene ma deve stare ancora molto attento a diverse cose, e non può assolutamente stendersi al sole. Io non faccio molte domande, per discrezione, e ascolto il suo racconto con i brividi sulla pelle. Stava bene, non aveva problemi di salute, lavora in banca e per esigenze aziendali è stato prima trasferito ad Ischia. Sull’isola, Giampiero e Francesca (che è di Capri), si trovavano benissimo. Poi, dopo diversi anni, un nuovo trasferimento, vicino casa, in provincia di Catanzaro. Arriva la pandemia, lui è tra quelli non convinti (come me) a fare il vaccino. Lui però, per motivi di lavoro, è costretto a vaccinarsi, in alternativa alla quotidiana e obbligatoria somministrazione di tamponi, fastidiosi e costosi. Dopo il vaccino inizia il suo calvario, diversi problemi di salute sono l’anticipazione di quello che di grave poi è successo: infarto, improvviso, e di grave entità. Arrivano con un aereo militare a prelevarlo e lo portano a Roma, al san Camillo. Miracolosamente gli salvano la vita, ma il suo cuore non potrà più garantirgli una vita tranquilla, unica soluzione è il trapianto. Lui e Francesca si trasferiscono a Roma dove Giampiero rimarrà in lista di attesa e sempre pronto al difficile e pericoloso intervento. Il giorno fatidico arriverà dopo quattro anni. Giampiero è pronto. Nella stanza affianco alla sua c’è un ragazzo straniero arrivato in coma irreversibile per un incidente in piscina mentre era in vacanza a Terracina. Non gli diranno mai il nome del donatore, sembra che per una questione di privacy non si possa fare. Giampiero mi confida di essere abbastanza certo che il suo nuovo cuore è appartenuto a quel ragazzo, un uomo robusto, possente, con una corporatura invidiabile - così lui lo ricorda. La certezza gliela dà il fatto che, all’inizio, quel cuore gli ha dato qualche problema: tendeva a spingere contro la sua cassa toracica, in segno di una potenza irrefrenabile. Giampiero avrebbe voluto tanto conoscere il nome del suo “angelo”, almeno per portargli un fiore sulla tomba, ma, niente, non gli è stato possibile. Ora sta bene, il suo nuovo cuore sembra essersi stabilizzato e aver fatto amicizia con il suo corpo. Rimane l’amarezza di essersi dovuto sottoporre a quel “maledetto” vaccino e continua a ripetermi che io feci bene a non farlo. Io di questo ne sono stato sempre sicuro e convinto.
Nella foto: Anello Alcozer & J con turchese e agata