20/06/2025
PARANOIA COSTRUTTIVA E ALBERI CHE CADONO: UN INVITO AL REALISMO (E ALLA RESPONSABILITÀ)
(Francesco Ferrini – 16 giugno 2025)
Nel suo libro Il mondo fino a ieri, Jared Diamond introduce il concetto di “paranoia costruttiva” per descrivere un atteggiamento mentale comune tra gli abitanti delle società tradizionali della Nuova Guinea: un’attenzione costante ai rischi dell’ambiente, che non si traduce in immobilismo, ma in comportamenti prudenti, basati sull’esperienza e sul buon senso. Non si dorme sotto un albero morto, non si attraversa un fiume in piena, non si accampa accanto a un costone instabile. Non perché si sia fifoni, ma perché si è intelligenti.
Ecco: se applicassimo anche solo una goccia di questa paranoia costruttiva alla gestione degli alberi in città, eviteremmo molte figuracce, molti danni e, talvolta, anche qualche ferito. Perché gli alberi, come ogni organismo vivente, invecchiano, si ammalano, si stressano. E ogni tanto — sempre più spesso, anche a causa dei cambiamenti climatici — cadono. Con rami, branche, o l’albero intero. È un fenomeno noto e studiato, che ha anche un nome preciso: Sudden Branch Drop Syndrome (sindrome da caduta improvvisa di branche).
Eppure, ogni volta che succede, assistiamo al solito teatrino. Politici locali che si accusano a vicenda: c’è chi grida al disastro ambientale perché è stato rimosso un albero malato, chi urla all’incompetenza se un ramo cade su un’auto. La discussione si trasforma in una guerra di posizionamento, e l’unica cosa che resta fuori dal dibattito è la competenza tecnica. Nessuno si prende il tempo di ascoltare gli agronomi, gli arboricoltori, gli specialisti della stabilità meccanica degli alberi. Troppo noioso. Meglio semplificare, polarizzare, litigare.
Ma gli alberi non votano, non si offendono, non rispondono agli slogan. Cadono, talvolta per incuria, altre volte per estremi climatici, altre ancora, in modo imprevedibile. E quando cadono, non si può dire “è colpa del vento” o “non ce l’aspettavamo”. La Sudden Branch Syndrome, pur avendo una componente imprevedibile, non è un mistero metafisico. È una combinazione di fattori fisiologici, ambientali e meccanici: stress idrico, crescita anomala, legno interno degradato, onde di calore improvvise, microfratture non visibili all’esterno.
Serve una gestione attiva, fatta di monitoraggi regolari, censimenti aggiornati, potature calibrate, rimozioni ragionate, anche dell’uso dell’intelligenza artificiale. Serve, soprattutto, una cultura del rischio matura, capace di accettare che a volte un albero va sostituito, non per ideologia anti-verde, ma per cura del verde stesso.
Essere paranoici in modo costruttivo — come direbbe Diamond — significa prevenire, non reagire. Significa investire oggi in competenze, risorse e dati, per evitare i titoli scandalistici di domani. Significa, soprattutto, smettere di usare gli alberi come armi nei conflitti politici, e iniziare a trattarli per ciò che sono: alleati fragili e preziosi nella lotta per la qualità urbana e climatica.
(immagine generata con AI da Francesco Ferrini)