04/09/2026
Ponte di Sacco (Ponte sul Sammaro): il coraggio dell'ingegneria prima dei computer!
Sospeso a circa 150 metri sul baratro carsico delle Gole del Sammaro, nel cuore del Cilento, questo arco in calcestruzzo armato incarna la quintessenza di quella che maestri dell'audacia strutturale come Pier Luigi Nervi o Santiago Calatrava definirebbero "l'arte di far dialogare gravità e forma pura".
Anche se la mia professione è quella dell’architetto, chi si è formato alla Federico II di Napoli sa bene quanto la Scienza e la Tecnica delle Costruzioni siano importanti nella nostra formazione professionale.
Realizzato tra il 1968 e il 1969 su progetto di Giulio Krall, al momento della sua costruzione si impose tra i ponti ad arco a campata unica più alti d’Europa. Per chiunque ami l'architettura delle sfide impossibili, questo ponte è una dichiarazione di poetica costruttiva: il manufatto umano non ferisce il paesaggio, ma ne colma la spaccatura naturale trasformando lo sforzo di compressione in pura bellezza scultorea.
La vera grandezza dell'opera risiede nel contesto tecnologico dell'epoca: Niente software di calcolo né modellazione, senza la possibilità di appoggiarsi a terra, la centina metallica venne varata a sbalzo nel vuoto, strallata provvisoriamente alla roccia viva delle pareti a strapiombo e il calcestruzzo fu colato a conci alternati e perfettamente simmetrici, evitando svergolamenti fatali per la gabbia provvisoria sospesa nel vuoto.
Niente droni, niente laser scanner, niente sensori avanzati: solo intuizione tettonica, maestranze straordinarie e la maestria di far nascere dal calcolo un’opera che dialoga in modo scultoreo con una natura aspra e vertiginosa.
Per chi ama il costruire nel suo senso più alto e profondo, questo ponte resta una lezione immortale: l’audacia autentica nasce dove la precisione strutturale si fa bellezza.